Mongolfiere (1950 e altro) è l’ultima opera di Andrea Castelli. Il monologo in DVD 1950 è una piccola “saga familiare” degli anni che precedono la nascita dell’autore. Il libro che lo accompagna raccoglie i ricordi di una vita, quelli più importanti, quelli che scaldano il cuore, quel caldo che porta in alto le Mongolfiere.

I ricordi allora si possono osservare dall’alto, come un paesaggio da favola, in modo che quelli brutti non facciano male e tutti gli altri si possano trasformare in episodi divertenti.
Si parte dallo spettacolo/DVD 1950. Una “saga famigliare” minima che va dai racconti della seconda guerra mondiale fino a quel 1950 che è l’anno in cui, per chi racconta, tutto comincia.
Per poi finire al libro dove, nel suo facile/difficile dialetto cittadino, Andrea ha cominciato a scrivere e ad alzarsi da terra. Perché quando si scrive si vola, a volte. Con un sacco di altre mongolfiere tutt’intorno…

Lo stesso Castelli ci spiega il perché di questa composizione dell’opera:

Volando si possono osservare dall’alto, come un paesaggio da favola, in modo che quelli brutti non facciano più male e tutti gli altri si possano trasformare in episodi divertenti. La mia intenzione era partire da dove si ferma il racconto nel DVD di “1950” e andare un po’ più in là, tutto qui, per questo sono salito sulla mia mongolfiera.
Così, nel mio facile/difficile dialetto cittadino, senza ridicoli fanatismi conservativi celto/asburgici (ma nemmeno con presunzione di innovazioni linguistiche dement/funky) ho cominciato a scrivere e ad alzarmi da terra. Perché quando si scrive si vola, a volte. Con un sacco di altre mongolfiere tutt’intorno… è stato piacevole, ve l’assicuro.

Il libro (di quasi 100 pagine) contiene anche numerose illustrazioni fatte da Castelli con una tecnica particolare: touchscreen + Windows Paint. Sì Paint, quello nato nel 1985, e rimasto pressoché tale da allora. La genialità è stata quella di abbinare un software, vecchio come i software stessi, con la tecnica del “touch”:

Per farla corta ho disegnato con le dita, di getto, e il risultato è abbastanza soddisfacente, un po’ ridicolo, un po’ sorprendente, molto naif (si scrive così?). Non so nemmeno io, giudicherete voi, insomma mi sono divertito, dai… diciamo la verità: se leviamo l’aspetto ludico a questo mestiere di artista, era meglio restare a fare l’impiegato dov’ero prima… e fermiamoci qui per carità.

 

La scrittura è rigorosamente in dialetto trentino, di Trento città. A differenza dell’italiano, nel dialetto manca una “Crusca” di riferimento, perciò è necessario difendersi “come si può” dai possibili attacchi dei puristi della lingua:

il libro è in dialetto, il dialetto di Trento e quindi non rompetemi le scatole con rimbrotti di termini valligiani diversi perché non sono un esperto vernacolare e non mi interessa esserlo. Per questo rivolgetevi ai tanti professoroni che bazzicano nell’ambiente, non mancano. Scrivo il mio dialetto come lo parlo (ma sono bilingue e so pure l’italiano corretto) rispettandone però la tradizione. Il mio è il dialetto degli anni ’50 e ’60, quando ancora non era imbastardito da forme italian\televisive\giornalistiche “dala pressa”.

 

La regia televisiva è stata curata da Francesco Tabarelli.  Il libro verrà presentato il 19 dicembre presso la libreria Ancora di Trento.
Sarà possibile acquistarlo nelle migliori librerie e direttamente online su siriofilm.com/andreacastelli